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Evigno
Chiesa di San Martino
di Giovanni Abbo
mappa

La chiesa di San Martino sorge a monte dell'abitato attuale di Evigno, sulla sinistra della mulattiera che conduce al monte Torre60 nella zona adibita attualmente al poligono militare di tiro.
La sua costruzione originale risale al sec.XII/XIII; si rilevano infatti, affioranti all'intonaco sia all'esterno che all'interno, tratti di muratura in pietra lavorata appartenenti a tale periodo (molto interessante lo stipite sinistro della porta principale).
L'abitato di Evigno in antico si trovava in questa zona, un poco più a monte ed a ponente della chiesa; tale località, chiamata con voce dialettale liggia, che significa frana - zona franosa, è tradizione sia stata abbandonata per instabilità del terreno, ed inoltre a causa di una invasione di formiche molto voraci.
A monte della chiesa vi era anche il castello dei marchesi Clavesana, signori della valle dianese, che si erano riservati il predominio sull'abitato di Evigno, Arentino e Borello fino al 117761.
Il castello venne in seguito distrutto dagli abitanti della valle di Diano dopo la sua acquisizione per 3.000 lire di Genova62.
La chiesa di San Martino, posta nelle immediate vicinanze del primo nucleo abitato di Evigno, doveva svolgere un ruolo primario su quel territorio visto che sembra sia stata anche consacrata, prerogativa questa concessa solo alle chiese principali, e che risulta indicata come antica parrocchiale63.
Non si ritiene però abbia mai avuto questo titolo in quanto all'atto dell'erezione in parrocchia nel 1586 viene già indicata quale titolare la chiesa di San Bernardo64.
La chiesa, di non grandi dimensioni, ha forma rettangolare ed è orientata con abside a ponente e facciata a levante secondo lo schema classico dei primi fabbricati religiosi cristiani65.
Risultano facilmente identificabili sia la primitiva fase costruttiva romanica, presente fino ad una certa altezza, che la ristrutturazione successiva. Nella prima metà del XVII sec., col concorso di tutta la popolazione di Evigno, la chiesa è stata sopraelevata ed ampliata dell'area corrispondente all'attuale presbiterio (all'esterno, lungo la parete sinistra, affiora dall'intonaco lo spigolo dell'abside della chiesa romanica), rifatto il tetto,la pavimentazione e le decorazioni interne66.
La distanza dal nuovo abitato e le difficoltà incontrate per il mantenimento della chiesa, hanno portato al suo successivo abbandono. Già nel 1873 risulta infatti essere interdetta e non più officiata in quanto mancante degli arredi necessari67.
Nell'area prospicente la parete sinistra, e proprio in aderenza alla chiesa, affiorano dal terreno tracce di muratura in pietrame. Su questo stesso lato è tradizione fosse il primitivo cimitero di Evigno dove venivano tumulati anche i morti portati da Chiusavecchia e Pontedassio.
Ancora nel XVII sec. l'unico cimitero del paese è quello presso la chiesa di San Martino; quella di San Bernardo, anche se parrocchiale, non ne è dotata68.
Successivamente, per maggior comodità della popolazione, si seppellì nella parrocchiale ed in adiacenza ad essa, per tornare, a seguito dei decreti napoleonici, ad utilizzare ancora l'antico cimitero di San Martino69, fino alla realizzazione del nuovo cimitero, verso la metà del XIX sec. posto a circa 150 metri a monte della chiesa parrocchiale di San Bernardo.
L'interno della chiesa, anch'esso intonacato, è formato da un'unica navata coperta a tetto con orditura di legname a vista tranne che nel presbiterio che è coperto a volta, al centro della quale è raffigurato San Martino vescovo dipinto entro una cornice ovale in stucco.
In un cartiglio seicentesco sull'arco che delimitava la navata del presbiterio si legge: "NON RECUSO/LABOREM/[16]23"70.
Il pavimento rifatto completamente nel XVII sec. è quasi scomparso verso l'ingresso principale dove affiora quello mediovale.
L'altare maggiore in muratura è stato completamente demolito, ed il quadro posto sopra di esso, raffigurante il Sacro Cuore di Maria, San Martino e Sant'Isidoro, è stato trasportato nella chiesa parrocchiale71.
Dopo la realizzazione del poligono di tiro, la chiesa è stata divisa con un tramezzo all'altezza del presbiterio, sistemando a cappella la parte seicentesca aprendo una porta nella parete destra, mentre la rimanente parte è stata utilizzata dai militari ad uso deposito.
Lo stato di abbandono ed il degrado in cui versa attualmente la chiesa di San Martino, non rendono onore all'importanza che ha avuto la stessa nella storia religiosa e civile della nostra valle.
Un restauro, con la messa in luce della struttura mediovale e la successiva fase del XVII sec., ed una sua valorizzazione, sarebbero pertanto pienamente giustificati ed auspicabili.
NOTE
60 Il nome attuale del monte deriva dalle torre di guardia eretta sulla sua sommità, che faceva parte del sistema di avvistamento e di difesa dai Barbareschi che infestavano le nostre zone, la cui costruzione risale almeno al XVI sec., ed ora è completamente distrutta. In antico il monte era denominato Scortegabecco; detto toponimo è presente già nella prima carta di franchigia dei Marchesi di Clavesana a favore dei Dianesi nel 1172. Si ritiene che questo tertmine derivi dal nome dialettale di un arbusto presente sulle nostre colline.
- Archivio di Stato di Genova, Confinium, F.26, n. 53, 3 agosto 1601, "...,e di ivi poi ascendendo sopra detta Costiera alla somità di essa vi resta un'altra torre di Scortegabecco, che è de Dianesi,...".
- Guido Rovesti, Le piante aromatiche e medicinali spontanee della Provincia di Porto Maurizio, Porto Maurizio 1923, pag.181 e 213, dove vengono indicate due piante della famiglia della anacardiacee, il lentisco ed il terebinto, il cui termine dialettale è scortegabecco.
61 Berry, cit., pag. 182
62 Girolamo Rossi, La valle di Diano (Liguria) e i suoi Statuti antichi, in "Miscellanea di Storia Italiana", tomo VII, pag.20/21.
- Nilo Calvini, Statuti comunali di Diano (1363), in "Miscellanea di storia, arte, archeologia dianese", quaderni della "Communitas Diani", n.VII,1988,pag.23/28.
- Giorgio Fedozzi, La valle Steria nei secoli, Oneglia 1988, pag.72/75
63 Del Sacro e vago Giardinello ..., cit., pag582b, "...chiesa dedicata a S. Martino, ch'altre volte era Parrocchiale, e si stima consecrata, ..."
64 Decreto di separazione del 1586, cit.
65 Del Sacro e Vago Giardinello ..., cit. pag.581a, "Oratorio dedicato a S. Martino, d'una nave, e molta antica architettura, col Choro a levante e facciata a ponente"
66 Del Sacro Vago Giardinello ..., cit., pag.583a, "Del 1642, l'oratorio campestre o sia chiesa sod.a di S.Martino altra volta Parrocchiale, è stato alzato alquanti palmi di muraglia, e restaurato, e fatto il tetto con polita manifattura di elemosine, e colette degli huomini della Parochia." (La data 1642 è posteriore di circa 20 anni di quella rilevata nel cartiglio interno della chiesa - 1623; probabilmente la prima indica il completamento di tutti i lavori, mentre la seconda è relativa al solo compimento della copertura)
67 Arch. parr. S.Bernardo di Evigno, Relazione del 1873, cit., punto 22, "Cappella di S.Martino in cui non si uffizia perchè interdetta da per se stessa non essendovi nemmeno il quadro"
68 Del Sacro e Vago Giardinello ..., cit., pag.581a, "La Chiesa di S. Bernardo non è consacrata, nemmeno ha cemiterio."; pag.582b, "...chiesa dedicata a S. Martino ... et ha contiguo il Cemiterio..."
69 Arch. parr. S.Michele di Borello, Libri Parrochiales ... 1806, cit., anno 1833 "ad hanc Ecclesiam Parrochialem eius corpus translatum..."; anno 1835 "... eius corpus ad Cemeterium S. Martini translatum fuit..."
70 vedi nota 66
71 vedi nota 67
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